domenica 26 febbraio 2017

Recensione #82 "Il nascondiglio" di Christophe Boltanski *Sellerio*


Il nascondiglio - Christophe Boltanski
Sellerio - febbraio 2017
P. 288 - 16 € - Scheda del libro
Se dovessi assegnare un premio a Christophe Boltanski per "Il nascondiglio", lo premierei per l'originalità.
Christophe, stando all'albero genealogico estrapolato dal testo è un Boltanski, la bizzarra famiglia ebrea immigrata in Francia da cui l'autore proviene e che è la protagonista del romanzo.
La particolarità della storia, oltre alle stranezze dei componenti della famiglia, è la scelta dell'autore di focalizzare l'attenzione del lettore sull'abitazione dei Boltanski, un palazzetto a due piani in Rue de Grenelle, e costruire intorno, o meglio "dentro" a questo, il cuore pulsante della famiglia.
L'autore sventra la suddetta casa descrivendola con minuzia di particolari nell'alternarsi dei capitoli, ognuno dedicato ad un locale, e dei sottocapitoli, in cui passo dopo passo colloca gli oggetti, i loro utilizzi e gli estrosi Boltanski.
L'appartamento in Rue de Grenelle non è quel luogo per tutti scontato in cui fare ritorno alla sera dopo il lavoro, ma per i Boltanski è una vera e proprio corazza, un fortino chiuso a doppia mandata che li rende invulnerabili separandoli dal resto del mondo.
La fobica famiglia Boltanski affonda le sue radici nella Grande Guerra con David e Enta, fino al secondo conflitto mondiale che vede loro figlio Etienne unito in matrimonio a Myriam o Marie Elise, Mere Grand per figli e nipoti. 
Lui è uno studioso, un medico accorto e ingegnoso, solitario e malinconico; lei, scrittrice, offesa dalla polio, una donna dalla "scorza dura", determinata, arrogante, altezzosa, che si attacca al suo bastone e alla vita con le unghie e con i denti, usa la sua scontrosità per nascondere la sua più grande debolezza, il terrore che la guerra le porti via la sua famiglia.
Riuniti da mattina a sera intorno al trono di Mere Grand, la poltrona dentro la quale affonda le membra offese e scrive, figli e nipoti aspettano la fine della guerra combinando stranezze artistiche e azioni devote al padre "fuggito". 
Mi sono accovacciata ai piedi di Myriam cercando una posizione comoda per seguire il racconto del nipote Christhope, individuato come unica voce narrante, ma io sono una persona ordinata e metodica, nella confusione dei Boltanski non ho trovato la dimensione giusta per me.
Nonostante la struttura accattivante il testo è complesso, personalmente ho faticato a seguire la narrazione nella prima metà del romanzo e questa difficoltà è stata causata dal fatto di non riuscire ad individuare la voce narrante e dai salti temporali non dichiarati dall'autore, sospesi tra passato e presente mandano in confusione nel momento in cui mancano di un soggetto e di una collocazione temporale chiara, tutto è lasciato all'intuizione che traditrice non mi ha permesso per molte pagine di associare tempi, nomi e azioni.
Nonostante tutto la penna dell'autore è colorata e scorrevole e il fatto di aver scritto una storia farcita di cambi di ritmo ha contribuito a mantenere alta l'attenzione e 
a questo proposito, riconosco a Boltanski la capacità di aver alleggerito il mio stato confusionale con descrizioni vivide degli ambienti e dei personaggi, complete di stramberie che aggiungono brio alla narrazione rendendola a tratti godibile.
Una lettura altalenante dai contorni opachi, in cui gli avvenimenti sono legati tra loro da un nodo lento che ripetutamente si scioglie, un nodo che va rifatto ogni volta più stretto per ritrovare le fila del discorso.
Il nascondiglio è un ballo di gruppo dai passi troppo difficili da imparare alla prima lezione, nemmeno l'autore/narratore li conosce alla perfezione, in quanto il tentativo di ricostruire il passato della sua famiglia è complicato dal fatto che non esistono fonti certe: a raccontargli le informazioni che hanno dato vita al romanzo sono sporadici ricordi d'infanzia, qualche domanda ai parenti in vita, i testi scritti dalla nonna, qualche ripresa e fotografia, gli oggetti di Rue de Grenelle; un ballo di gruppo che sul calar del sipario diventa un passo a due eseguito senza errori da una coppia di vecchietti intellettuali, strambi e innamorati che hanno condiviso un'esistenza trincerata lottando contro una guerra che ha tentato di separarli. 
Questo è il momento in cui il mistero sulla sparizione misteriosa del nonno si dipana, gli eventi che dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale alla sua fine segnano la quotidianità dei Boltanski vengono narrati senza giri di parole saziando la curiosità del lettore e alleviando quel senso di smarrimento che l'ha accompagnato per gran parte della lettura.
In conclusione credo che questo sia un buon libro, raro ed eccentrico, con ottimi spunti, ma che per essere assaporato e compreso nella sua totalità abbia bisogno di una prima lettura atta a prendere confidenza con l'originalità stilistica dell'autore e a familiarizzare con i personaggi, e di una seconda meno confusa e già preparata alla costruzione del testo e con più di un tassello incastrato al posto giusto.
Consigliato a chi ha voglia di cimentarsi con la singolarità.

2 commenti:

  1. avevo adocchiato quest libro ma ero sinceramente titubante se segnarlo in wish list o meno.
    ora, dopo aver letto la tua recensione, ho le idee un po' più chiare e credo che per il momento lo lascerò un attimo in attesa
    ciao

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  2. Ciao tesoro! Accurata e originale la tua recensione...penso che questa sia una di quelle letture per cui serve un momento giusto, una di quelle che abbia bisogno di decantare per essere apprezzata a pieno. Ad oggi non mi attira a sè, ma mai dire mai! Baci

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