mercoledì 28 settembre 2016

Le mie recensioni #68 "Belgravia" di Julian Fellowes *Neri Pozza Editore*

Belgravia - Julian Fellowes
Neri Pozza - 
P. 416 - € 18
Omaggio CE
Sinossi qui
Julian Fellowes. Il Cairo, 17 agosto 1949. E’ un attore, sceneggiatore e scrittore britannico, ha vinto l'Oscar per la sceneggiatura del film Gosford Park , per la regia di Robert Altman. Oltre a essere un celebre sceneggiatore, è anche uno dei più famosi attori britannici, coprotagonista, insieme con Jeremy Irons, di Il danno , al fianco di Pierce Brosnan in Tomorrow Never Dies e di Anthony Hopkins in Shadowlands. Vive in Inghilterra con la moglie Emma e il figlio Peregrine. Snob è il suo primo romanzo e ha ottenuto uno straordinario successo di pubblico e di critica in Inghilterra.
Buongiorno lettori! Chi si ferma è perduto quindi ingraniamo la marcia, pronti?
Oggi vi lascio con la recensione di un libro che a sorpresa mi è piaciuto molto.
Ho un debole per i personaggi femminili caparbi e decisi, che non si lasciano condizionare troppo dalle regole imposte dalla società, istintivi e sanguigni, come la bella Sophia Trenchard.
Bruxelle, 1815.
Il sipario si alza, ed è proprio lei, Sophia, ad aprire le danze, a calcare il palcoscenico come si concerne ad una vera diva, una protagonista, destinata purtroppo a rimanere una fugace comparsa.
Il ballo della Duchessa di Richmond è un evento prestigioso e solo alle famiglie più in vista è concessa la partecipazione.
James Trenchard è l'abile commerciante che procura i viveri ai soldati, conosciuto e stimato, ma non abbastanza da essere ammesso al ballo.
Al contrario della bella moglie Anne, una donna riflessiva e per nulla avvezza alle feste d'alto ceto, smania dal desiderio di prendere parte alle riunioni delle famiglie benestanti, quindi non esita ad accettare quando sua figlia Sophia, gli presenta l'invito alla tenuta Richmond per il ballo. esteso a tutta la famiglia e ottenuto dal suo innamorato, il soldato e nipote della Duchessa, Edmund Bellasis.
La battaglia di Waterloo è imminente, la tenuta Richmond è un ponte che collega la pace alla guerra, il luogo in cui dirsi addio, il punto esatto in cui ciò che finisce, si tramuta in un nuovo inizio ed è in quel preciso momento che Edmund e Sophia attraversano quel ponte per uscire di scena lasciando alle loro spalle un alone di mistero, ma la loro presenza resta viva, tutta la trama gira attorno al loro ricordo e alle ultime azioni compiute.
Ed è a questo punto che la vera storia ha inizio. Il lettore viene catapultato nel 1840 a Belgravia, quartiere londinese che ospita famiglie benestanti e aristocratiche.
La quotidianità è scandita da progetti interessanti, incontri per il thè, passeggiate e passatempi, abiti, gioielli meravigliosi e tenute di lusso, ed è in uno di quei salotti eleganti che due famiglie estranee, i Trenchard e i Brockenhurst vengono a conoscenza di un segreto, di un legame antico che li unisce saldamente.
L'autore offre dialoghi sagaci, situazioni scontate ma accattivanti in cui sbroglia la matassa, la srotola piano piano tracciando per il lettore il percorso da seguire per uscire dal labirinto e lasciandogli così il tempo necessario per godere degli indizi rivelati, snocciola l'intera vicenda e chiarisce come il passato di Edmund e Sophia abbia influito in modo così netto sul presente.
Fellowes è un narratore sereno, raffinato, equilibrato nel tessere la trama, abile nel tramutare il lettore in osservatore: i luoghi minuziosamente descritti diventano reali, ed è magia pura, la stanza si maschera di drappi e tendaggi voluminosi, di una piccola orchestra e il profumo del thè inebria i sensi, tavolini e candelabri, ritratti signorili e chiacchiere tra dame; le paure, i tradimenti, le bugie, la rabbia, l'amore, la trasgressione sono sentimenti palpabili e condizioni concrete.
I personaggi ingegnosamente delineati acquistano contorni nitidi: le figure maschili fanno da sfondo alle forti personalità femminili che emergono con prepotenza, tengono le redini della narrazione come quelle di una società in cui l'ultima parola spetta a loro, sono incisive e decisive.
La servitù occupa un ruolo essenziale nell'opera e tra pettegolezzi, ricatti, raggiri e confessioni cruciali contribuisce ad aumentare il ritmo della storia aggiungendo un pizzico di pepe.
Ciò che ho davvero apprezzato di questo romanzo oltre all'intreccio ben congegnato, è l'amore materno, il rispetto per la  memoria, la rivalità tra donne che diventa una solida alleanza, e la conferma che la verità e l'amore non hanno rivali.
Belgravia, un secolo fa, un salto in un passato lontanissimo da noi, ma che grazie allo stile contemporaneo, scorrevole e godibile dell'autore si incasella perfettamente nel presente, permettendo a tutti i lettori, anche a quelli che non bazzicano queste atmosfere, di gustarsi un viaggio senza noie, ripensamenti né pentimenti e raggiungere la meta pienamente soddisfatti, complice l'epilogo prevedibile sì, ma decisamente perfetto.

Un romanzo intrigante, misterioso e piacevole.
Un segreto, un legame antico
e una verità inaspettata 
che malgrado l'ovvietà 
è capace di sorprendere.

E ora ditemi, conoscete il romanzo? E qual'è il vostro rapporto con questo genere? Buone letture e a presto! 

lunedì 26 settembre 2016

Color Books #6 "Cani selvaggi di Helen Humphereys *Playground*

Consigli essenziali per anime libresche a colori
Rubrica ideata da me.

Buon lunedì lettori dal Cuore di carta, dopo la pausa estiva torna anche Color Books, la rubrica ideata da me dedicata all'anima colorata dei libri.
E' una rubrica in continuo movimento, dispendiosa in fatto di energie, che non segue uno schema preciso infatti ogni volta apporto qualche piccola modifica.
Prendetela come uno "sfogo estroso", ma in realtà il succo non cambia, qui troverete i libri che per me sono importanti e un'anima che emerge ce l'hanno davvero.
Vorrei tentare, (tutto dipende dai tempi e dagli impegni), di proporla con cadenza mensile e dedicarla alla "Lettura da Batticuore" che proclamo nel consueto recap e invece di scrivere la solita recensione, racchiudere qui impressioni post lettura e ovviamente il colore che ho scelto per il libro.
Oggi vi parlo di un libro che ho amato moltissimo di un'autrice dallo stile narrativo che è pura verità e poesia.

Cani selvaggi - Helen Humphreys
Playground - Aprile 2015
P.192 - € 15
Sinossi qui
Helen Humphreys (1961)
Scrittrice e poetessa canadese. Nel 1997 il suo romanzo Leaving Earth ha vinto il prestigioso premio letterario City of Toronto Book Award. Il suo secondo romanzo, Afterimage, è stato segnalato fra i dieci romanzi più significativi dell'anno da The New York Times e ha vinto il Rogers Writers' Trust Fiction Prize.
Il giardino perduto (2002) è stato selezionato dal Canadian Broadcasting Corporation (CBC) e dal Canada Reads Selection e il romanzo Coventry (2008) è stato diverse settimane ai vertici delle classifiche canadesi.
Nel 2009 Helen Humphreys ha vinto il prestigioso l’Harbourfront Festival Prize e nel 2012 è stata finalista al Canadian Authors Association Award con La verità, soltanto la verità .
Di Helen Humphreys Playground ha già pubblicato Cani selvaggi (2007), Il giardino perduto (2009), Coventry (2010), La verità, soltanto la verità (2011) e Notturno (2013). 


ROSSO: Il colore Rosso è simbolo del sangue e dell’energia vitale sia mentale che fisica. L’uso di questo colore aiuta a combattere le energie passive infondendo una straordinaria forza sia psichica e che motoria, simboleggia l’estroversione e la forza di volontà, è sinonimo di forte passionalità, di grande personalità e di fiducia in se stessi. Inoltre, il colore Rosso stimola la creatività e aumenta le capacità di autoconservazione.
Il fallimento del mobilificio, unica attività realmente importante e fonte di sostentamento nella piccola cittadina canadese in cui è ambientato il romanzo, determina il tracollo della comunità.
Questo fatto si ripercuote su intere famiglie e singoli individui che faticano ad arrivare a fine mese e a trovare un nuovo impiego, a gestire la quotidianità, il malcontento e l'insoddisfazione.
Sei protagonisti diversi nella personalità, nelle idee, nello stile di vita e nell'intelletto, ma con un forte punto in comune, sono persone tristi che hanno perso il proprio cane.
La chiusura del mobilificio ha provocato una profonda spaccatura e l'istinto selvaggio dell'uomo e dell'animale viene a galla.
I cani si allontanano dalle loro case, fuggono dai loro padroni, sembra che non li riconoscano e vengono inghiottiti dalla fitta foresta ai confini della cittadina per vivere selvaggiamente in branco.
Alice è la potente voce narrante che scandaglia la sua vita e quella dei disperati compagni d'avventura che si appostano ogni sera in prossimità del groviglio di vegetazione per ascoltare gli ululati dei cani, sperando che la foresta si stanchi di loro e li sputi fuori, restituendoli alle mani di chi li ha nutriti e amati.
Ammirevole la tenacia e la creatività di questo strambo gruppo di aggregati che si coalizza per amore dei propri cani, nulla conta di più della loro incolumità.
La passione sanguigna verso i cani permea le pagine, come la mancanza e il desiderio di riaverli; questo sprona i singolari protagonisti perfettamente delineati dall'abile penna dell'autrice, a darsi una mossa, ad attivarsi, a raccogliere le energie passive e trasformarle in forza e fiducia nella loro unione.
Alice mi ha conquistata alla prima battuta. Rosso è il suo colore, motociclista, autoconservatrice che si è fatta da sola, attaccata alla vita nonostante le dure prove a cui la sottopone.
Annientata da un amore che arde di passione, breve ma intenso, che riecheggia anche dopo il taglio netto, diverso, impossibile, non si logora nella disperazione e nella solitudine, reagisce senza sentirsi vittima, è forte, un personaggio a cui ho imparato a voler bene e che pagina dopo pagina ha assunto reali sembianze umane con l'anima di un lupo che non ha timore del suo essere selvaggio.
L'autrice nel suo romanzo tocca temi importanti come la disoccupazione, l'omosessualità, il legame solido tra uomo e animale, la sicurezza che ricerchiamo nei doveri e nell'amore che è solo una gabbia sempre più piccola in cui la struttura della società ci rinchiude, per addomesticare il lato selvaggio che è in noi.
Preparatevi ad una lettura trascendentale, intensa e profonda, una scrittura incisiva e poetica.
Le parole di Helen Humphereys sono tante bolle di sapone che continuano a volteggiare per giorni e giorni senza mai scoppiare, munitevi di matita perchè saranno tantissimi i passaggi che avrete voglia di fermare nel tempo e rileggere ancora e ancora.
La Cromoterapia è la terapia dei colori. Una delle medicine alternative più semplici da comprendere è basata sull'utilizzo dei colori, sulle reazioni che sembrano innescare nel nostro organismo. 
Una serie di meccanismi che – va specificato – non hanno alcuna prova scientifica, ma solo evidenze empiriche che variano da soggetto a soggetto. 

Il Rosso stimola l’attività fisica e intellettuale, è euforizzante, migliora la circolazione e la produzione di globuli rossi, è antibatterico, è il colore del sangue, dei muscoli e del cuore elementi indispensabili alla nostra vita.
Non per niente gli antichi romani veneravano il Dio Marte, re della guerra il cui colore rosso stava a significare il sangue sparso durante le battaglie. 
Studi scientifici hanno dimostrato che essere circondati da pareti di color rosso induce  ad un aumento del battito cardiaco, provoca un aumento delle funzioni vitali, aumenta la produzione di adrenalina e di energie.
In cromoterapia il rosso si usa per curare depressione, impotenza, e astenia. Sempre secondo questa disciplina è utile per aiutare il sistema immunitario a combattere infezioni di vario tipo: tosse, mal di gola, raffreddore. È invece controindicato nei casi di ansia, ipertensione, iperemotività e tachicardia.
Riempire gli ambienti intorno a sé di questo colore o anche indossarlo è utile quando manca energia vitale, oppure si vive in una condizione di apatia e di difficoltà nell'agire e nel prendere decisioni. 
Tali informazioni sono il risultato di una ricerca sul web.




E' tutto lettori, ora sbizzarritevi.
Che ne dite di questa rubrica?
Circondatevi di rosso, 
leggete Cani selvaggi 
e lasciate il vostro pensiero al riguardo. 
Buona lettura













venerdì 23 settembre 2016

Le mie recensioni #67 "Le tartarughe tornano sempre" di Enzo Gianmaria Napolillo *Feltrinelli*

Le tartarughe tornano sempre - Enzo Gianmaria Napolillo
Feltrinelli - Marzo 2016
P. 224 - € 15
Sinossi qui
Enzo Gianmaria Napolillo è nato nel 1977. Vive tra Como e Milano, ma sogna di stare su un’isola del Mediterraneo.

“Le tartarughe tornano sempre” (Feltrinelli 2015) è il suo secondo romanzo. A marzo 2016 è andata in stampa la quinta edizione. E’ stato finalista al Premio Fiesole 2015.
Ha esordito nel 2009 con Remo contro (Pendragon), che ha avuto ottime recensioni e tre ristampe in pochissimi mesi.
Il tour de “Le tartarughe tornano sempre”, iniziato più di un anno fa, è ormai oltre le  100 date in tutta Italia, tra scuole, librerie, festival e teatri. Sta scrivendo il suo nuovo romanzo.
Dice di sé: “Scrivo per molte ragioni. Una, tra le più importanti, è la gioia che provo al termine di un pezzo che mi piace, e che mi piace così tanto da alzarmi dalla sedia con il pugno stretto e l’emozione che mi bagna gli occhi.
Mi ricorda quando in un torneo di tennis tiravo un potentissimo dritto vincente e sussurravo un “sì” esultante.
L’importante è vincere la partita, arrivare alla fine, ma è nel mezzo, tra la fatica, in un momento di felicità, che è nascosto il significato di ciò che si fa".
Le tartarughe tornano sempre. Nei mesi estivi i maschi e le femmine di tartarughe marine, si accoppiano al largo delle spiagge dove le seconde sono nate, per poi deporre le 200 uova che si schiuderanno simultaneamente dopo un periodo di incubazione sotto la sabbia compreso tra i 40 e i 65 giorni.
Nel mar Mediterraneo c'è un'isola che per la sua posizione è definita il ponte tra Europa e Nord Africa, un approdo scontato per le tartarughe ma anche per i migranti e i rifugiati che partono dai porti tunisini e libici.
E' qui che è nato Salvatore, figlio di un pescatore di Lampedusa.

"C'era un accordo segreto tra lui e quella terra, inciso nella pelle, un accordo che nessuna distanza può intaccare, frutto dell'appartenenza a un luogo che non si può abbandonare, che rimane negli occhi, come una vecchia foto che accompagna e rassicura."

Salvatore ama la sua terra rocciosa e ventosa, l'orizzonte che si tuffa nel mare cristallino, ama gli scorci selvaggi, il cambio repentino del vento, ama l'odore del pesce e la nave sgarrupata del padre, ama il cuore degli isolani.
Salvatore vive per la sua isola, e anche lui quando se ne va, come una tartaruga, torna.
Giulia è figlia di un isolano che ha lasciato Lampedusa molti anni addietro per cercare fortuna a Milano, e che ogni estate vi fa ritorno, riapre la sua casa e tuffa lo sguardo in quell'azzurro terso che ripulisce dal grigio della città.
Giulia e Salvatore sono adolescenti e innamorati. 
Lui aspetta trepidante la nave che gli riporta il suo amore per poter condividere con lei il sole, il mare, il vento, i profumi inebrianti, i primi teneri approcci  e tutta quella bellezza che commuove.
Giulia e Salvatore sono adolescenti e innamorati il giorno in cui quella bellezza si tramuta in orrore.
La spiaggia che li ha visti sfiorarsi e riempirsi di dolcezza diventa lo scenario di uno spettacolo che li segna tremendamente nel loro essere e la diversità di ceto sociale che un tempo li ha divisi, si annulla per unirli nel dolore, nella disperazione di quei corpi scuri che galleggiano al largo, che annaspano, che gridano, quegli occhi che implorano aiuto.
Sono anime affini quelle di Giulia e Salvatore, che si riscoprono tali nel desiderio di tendere la mano, di accogliere e amare quei visi dalla pelle scura che fuggono dalle lotte e dalla povertà, che si aggrappano alla speranza vana di farcela solcando le onde del Mediterraneo a bordo di un barcone che ospita centinaia e centinaia di corpi che con scontata probabilità hanno il destino segnato.
Gli sbarchi sono lo sfondo nebuloso dell'amore puro che lega i due protagonisti, costretti ad allontanarsi per poi perdersi contro la loro volontà a causa delle conseguenze che l'arrivo dei migranti provoca sull'isola: i turisti fuggono per non farvi più ritorno, vendono le case, non ci stanno a passare le vacanze vicino ai centri di accoglienza, loro la mano la ritraggono mentre gli abitanti di Lampedusa offrono la terra e il cuore.
Si separano, si scrivono, si rincorrono Giulia e Salvatore, ma anche lontani un pensiero comune li lega come fosse un filo indissolubile, marchiati sulla pelle dagli occhi di un bambino arenato sulla spiaggia, il sigillo che custodisce il destino che li separa e li riunisce, quell'istinto di donarsi al prossimo nonostante le diverse bandiere, l'istinto che li costringe a tornare, sempre.
Enzo è la spalla salda che mi ha sorretta, ha lenito come un balsamo un cuore in fiamme, ha asciugato lacrime che lui stesso ha provocato, mi ha regalato un punto di vista differente annullando la razionalità, mi ha condotta attraverso un viaggio dettato dal sentimento.
Da una Lampedusa dai vividi colori, dagli scorci di coste alte e frastagliate a una Milano ingrigita dallo smog dove l'azzurro del cielo si nasconde dietro una coltre di fumo, ho seguito come uno spettatore disilluso il passaggio dall'adolescenza all'età adulta dei due protagonisti, le loro scelte, gli incontri fugaci, le delusioni, l'amore per la propria terra e la tendenza al preservare la vita superando le frontiere, quella tendenza che nell'epilogo mi ha strappato un sospiro.
La voce dell'autore rimbomba come un'eco senza fine, profondo e incisivo il suo urlo, una presa di posizione netta nei confronti della natura umana e le sue tante sfaccettature, meravigliosa quanto paurosa può donarti l'anima come pretendere la tua.
Questo libro è tanto bello quanto difficile da recensire e per più di un attimo ho desiderato tenere la sua essenza per me. 
Le tartarughe tornano sempre é una storia che si fa amare per la grande quantità di sentimenti e fatti reali che racconta, oltre che per lo stile toccante che raggiunge il fulcro dell'animo umano, è una di quelle letture per le quali nessun termine, espressione o pensiero sembra essere appropriato. Il mio intento è quello di trasmettere il messaggio che l'autore ha voluto dare scrivendo questa storia e l'unico modo per farlo davvero è quello di consigliarvi di leggerlo, sperando che le mie parole siano il mezzo che vi condurrà a lui.


Una storia intensa e vera che avvolge in un abbraccio 
un mondo tristemente fossilizzato in una situazione di stallo 
che difficilmente troverà una soluzione dignitosa per tutti, 
ma che con infinito rispetto restituisce un briciolo di speranza 
a chi l'ha persa nella traversata del mediterraneo.




lunedì 19 settembre 2016

Le mie recensioni goccia a goccia #2

Goccia a Goccia
E' di nuovo lunedì...Buongiorno lettori, inauguro la nuova settimana del blog con tre mini recensioni che mi daranno la possibilità di smaltire quasi tutte le letture affrontate in vacanza, tre libri belli, di autori a me sconosciuti che hanno lasciato un segno positivo. Buona lettura.

Mi chiamo Lucy Barton - Elizabeth Strout
Einaudi - 2016
P.168 - € 17.50
Sinossi qui
Elizabeth Strout è un autrice affermata e molto apprezzata, sono felicissima di aver ascoltato i consigli di diverse lettrici che me l'hanno vivamente consigliata.
Trovo sia una scrittura non immediata la sua, va affrontata con tranquillità in quanto lo stile narrativo dell'autrice è diretto, asciutto, amaro.
La Strout abolisce i fronzoli, non perde tempo, ma in poche pagine riesce a portare il lettore dalla sua, toccandogli il cuore narrando dell'incontrano tra due donne, dove i sentimenti sono così veri che si ha l'impressione di sfiorarli con le dita accarezzando le pagine.
Madre e figlia si ritrovano in una stanza d'ospedale dopo anni di lontananza e silenzi, ed è proprio quel silenzio finalmente rotto la cura contro una devastante solitudine.
Nonostante il rapporto conflittuale con la madre, il suo carattere freddo e distaccato, Lucy ha tremendamente sentito la sua mancanza, quella della sua voce che è un solfeggio ritmato che la culla nella convalescenza.
Desidera solo sentirla parlare, svuotare il cuore dall'assenza e colmarlo con quel suono, con aneddoti che le strappano un sorriso, che scorrono paralleli ad un viaggio introspettivo, a ricordi che riaffiorano, quelli di un'infanzia affogata nella povertà umiliante e povera d'affetto.
Un libro sentito, la storia di un legame sanguigno, il più vero, indiscutibile e indissolubile, la storia di un amore ritrovato. Consigliato.

Tina - Alessio Torino
Minimum Fax - 2016
P.141 - € 14
Sinossi qui
"La vita è la vita, non è quella che tu hai deciso che sia. La vita è la vita e un'isola è un'isola."
Tina l'ho amata da subito, con i suoi otto anni e il suo aspetto mascolino, con il suo retino a caccia di meduse, la paladina dei vacanzieri sull'isola di Pantelleria, aspra e rocciosa come la sua storia.
Gli scorci di un'isola selvaggia a me sconosciuta prendono vita e diventano mete raggiunte dall'immaginazione, descritte con cura dalla penna poetica di Alessio Torino.
Tali scorci, sono un guscio che racchiude al suo interno una famiglia divisa, una vacanza che è l'attesa di un ritorno che tarda ad arrivare, la disperazione di una moglie tradita, di una madre egoista e la speranza di Tina e Bea, le figlie che cercano attenzione da una voce che ormai sentono solo al telefono.
I comprimari: Parì la nuotatrice, Stefano, Charles, Yvonne, i signori di Parma, sono presenze singolari, piacevoli compagni di viaggio  che si scambiano pensieri, sorrisi e giornate sotto il sol leone, che condividono la paura per le meduse, l'impepata di cozze di Andre, la sua follia e le risate al resort Alta Marea, preoccupazioni e umori mutevoli, ora di uno ora dell'altro, e alle spalle il grande fratello blu a fare da balsamo agli animi irrequieti.
Alessio Torino esalta il difficile passaggio dall'infanzia, all'adolescenza, all'età adulta, tappe obbligate nella vita di ognuno di noi in cui la perdita irrecuperabile ci segna e ci rassegna per sempre.
Ho letto questo libro in riva al mare, sono fuggita a Pantelleria, mi sono affezionata a tutti i personaggi e il desiderio di conoscerli meglio non mi ha abbandonata nemmeno a lettura ultimata, ma l'esiguo numero di pagine purtroppo non me l'ha permesso.
L'autore ha eliminato il superfluo, forse esagerando; la sua prosa è godibile, scorrevole, non stanca il lettore, lo rende avido di particolari, quindi non mi rimane che la speranza di ritrovare Tina e gli altri magari su un'altra isola. Consigliato.

Cinque indagini romane per Rocco Schiavone - Antonio Manzini
Sellerio - 2016
P.256 - € 14
Sinossi qui
Che dire di Antonio Manzini...Mi ha sorpresa positivamente, il suo stile narrativo è spigliato, non temporeggia con elementi superflui, va dritto al punto con ironia e freschezza e le miscela perfettamente all'alone di malinconia che avvolge Rocco Schiavone come un'aura.
Rocco e la sua tragica perdita, la solitudine forzata che usa per legittima difesa, ma in fondo in fondo non aspetta altro che essere coinvolto in situazioni di ogni sorta per avere compagnia.
Le sue indagini intriganti, colorite da personaggi singolari e le sue intuizioni, gettano sulla scena una bella luce dalle tinte di un giallo vivo nei momenti ilari e in quelli di suspense, per poi sbiadirsi armoniosamente in quelli malinconici.
Il vicequestore Rocco Schiavone, un burbero affascinate che fuma spinelli alla finestra del suo ufficio riflettendo sul trasferimento che dovrà affrontare a breve, un comportamento azzardato che resta un mistero e le sue indagini romane che scandiscono il tempo che gli resta in attesa della missiva che contiene il nome del commissariato e del luogo che lo ospiteranno.
Dovrà lasciare la sua Roma Rocco, la sua casa arredata di ricordi felici e di assenza che fa male, il clima mite della capitale, per approdare in un luogo dove il freddo pungente non è adatto alle Clarks che indossa da una vita e che sono l'unica cosa che porterà con sè, sospeso in un tempo ancorato al passato, e rassegnato in un presente carico di attese.
L'equilibrio con cui Antonio Manzini gestisce la narrazione è perfetto, ha creato un personaggio misterioso, un pò cupo ma che strappa più di un sorriso, scaltro, un vero leader e lo ha legato con un filo invisibile al lettore.
Una volta conosciuto è inevitabile, non se ne può più fare a meno. Consigliato.

Lucy, Tina e Rocco, tre personalità totalmente diverse, incastonate in storie che hanno un filo conduttore comune: la nostalgia, la perdita, i ricordi, la solitudine.
Tre libri che mi sento di consigliare senza timore. Buone letture e a presto




giovedì 15 settembre 2016

Le mie recensioni #66 "Ritrovarsi a Parigi" di Gajto Gazdanov *Fazi Editore*

Ritrovarsi a Parigi - Gajto Gazdanov
Fazi Editore - 16 giugno 2016
Pagine 160 - € 15
Sinossi qui
L'autore: Di estrazione osseta, nasce a San Pietroburgo ma cresce in Siberia e Ucraina. Nel 1920 abbandona la Russia dopo aver combattuto nelle file dell’Armata Bianca di Vrangel’ e si stabilisce a Parigi, dove per mantenersi lavora negli stabilimenti della Renault e poi come conducente di taxi. Muore nel 1971 a Monaco di Baviera. Fra i suoi romanzi più importanti, tradotti anche in inglese, francese e tedesco, figurano Una serata da Claire (1930), Strade di notte (1940), Il fantasma di Alexander Wolf (1948) e Il ritorno del Budda (1950). È considerato il migliore scrittore russo dell’emigrazione europea.
Felice giovedì lettori! Le recensioni arretrate si accumulano, dovrei dare priorità ai libri letti ad agosto, ma questa mattina ci tengo particolarmente a parlarvi di una sfida allettante che mi si è presentata all'improvviso e come non accettarla?
Riguarda ovviamente la mia ultima e fulminea lettura, un libro che il mio libraio ha voluto fortemente che leggessi, mi ha pregata di "mollare tutto" e dedicarmi ad un volumetto dalla cover meravigliosa, mi ha sfidata ad iniziarlo, convinto del fatto che una volta immersa nella lettura, non sarei più riuscita a staccarmene.
Nonostante un libro già in lettura, non ho resistito alla tentazione, l'ho iniziato e ovviamente finito, ed eccomi qui a recensire una piccola perla, inedito dell'autore Gajto Gazdanov che finalmente è giunta a noi grazie a Fazi Editore, che anche stavolta ha fatto centro.

Tra le pagine di "Ritrovarsi a Parigi" è racchiusa una storia d'amore, ma non lasciatevi ingannare dal titolo e dall'immagine stampata sulla cover, perché questa è una storia singolare, in cui non viene narrato l'amore classico tra uomo e donna, ma quello verso il genere umano, quello che si sacrifica, che si mette in gioco, che prende in mano una situazione all'apparenza irrisolvibile e tenta di porvi rimedio, quello che ormai si può classificare come una rarità.
Pierre Faurè è un uomo comune, semplice, fa il contabile in una piccola azienda parigina e vive solo, dalla morte della madre.
Si reputa una persona dalle capacità banali, quasi inutile, un pò cupa, solitaria, senza interessi.
Questa è l'immagine che arriva agli occhi del lettore sin dalle prime battute, ma bastano poche pagine a Pierre per trasparire in tutta la sua unicità.
Incontra Francois, un vecchio compagno di scuola che lo invita a passare qualche giorno nella sua residenza estiva in Provenza.
Senza entusiasmo e spoglio di altri progetti, Pierre accetta, ignaro del fatto che il viaggio che da lì a pochi giorni intraprenderà, cambierà la sua esistenza.
Pierre si trova a godere di un ambiente totalmente diverso da quello a cui è abituato: passeggiare tra i sentieri con il fruscio del vento tra gli alberi che culla i pensieri, la foresta, la sua luce e i rumori che la caratterizzano gli danno la pace interiore e un punto di riflessione che non aveva mai preso in considerazione, che diventa reale, tangibile, merito anche di un incontro speciale, quello con Marie.
Marie è un "povero animale malato", vittima della guerra e dell'infelicità che le è stata riservata, che vive inconsapevole di esistere in uno stato di totale incoscienza.
Sarà proprio lei a risvegliare in Pierre il desiderio di reinventarsi, di rinnovarsi per poi riconoscere la sua immagine riflessa nello specchio, che fino a quel momento è solo una sfumatura anonima, a cancellare quel senso di inutilità che veste ogni mattina prima di recarsi al lavoro e di avere finalmente uno scopo nella vita, aiutare il prossimo e restituire a Marie l'identità perduta, la dignità e la consapevolezza del suo essere umana.
Gajto Gadzanov narra una storia semplice dando spessore alla tenacia, alla pazienza, alla comprensione di Pierre e al forte senso di gratitudine di Marie.
Con uno stile diretto e senza fronzoli, mai melenso ma che racchiude profonde riflessioni, l'autore imprime sulla carta gesti di infinita umanità e rarità, esalta un rapporto tra uomo e donna che non cela secondi fini, in cui l'unico scopo è quello di tendere una mano che è un'ancora di salvezza, l'appagamento del sentirsi indispensabili, di aver compiuto un piccolo miracolo, l'impatto duro con la memoria che riaffiora e la certezza dell'equilibrio ritrovato come il decadimento di quel limbo che devasta l'anima.
Pagina dopo pagina, l'autore ci mette al corrente del vissuto dei protagonisti, dalle origini alle affinità ma che nonostante l'abilità del narratore, resta solo uno sfondo sbiadito, lo si legge rapidamente, lo si vuole scavalcare, non ci importa sapere, perchè ciò che conta sono solo Pierre e Marie, nel loro presente, due esseri umani che si beffano della cattiveria, del pessimismo, della solitudine, e si concedono tutto il tempo necessario per "ritrovarsi a Parigi".

Un uomo comune che emerge per la sua modestia e bontà.
Una donna messa a dura prova che riprende coscienza del suo essere.
Due anime che insieme hanno un senso.
Una storia sul significato del donarsi al prossimo.

Ed ora ditemi lettori, che ne pensate di questa storia, del concedere aiuto, del dedicare il proprio tempo agli altri? Vi auguro un fine settimana sereno e tante belle letture, a presto.